Passione Sociale: l’empatia dell’ascolto

la tua storia la so.

Meritava più ascolto.

E magari chissà”

Eros Ramazzotti

Un giorno, all’improvviso, puff, si percepisce che il raggio di sole, ci scalda ancora. Osservare, accorgersi, ascoltare sono verbi sociali, quasi dimenticati. La velocità del tempo odierno ci porta ad essere tutti “assolti” dall’attenzione all’altro. Abbiamo dimenticato che gli altri siamo noi.

Le conseguenze dell’iperconnessione secondo il Report Status of Mind

Il Report Status of Mind, giornale on line dal 2011, che si occupa di neuroscienze, psicologia, psicoterapia e psichiatria, ha individuato, tra i vari problemi legati all’uso continuo di apparecchi tecnologici, l’ansia, i disturbi del sonno, la solitudine e la depressione sociale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato come terza causa di disabilità i disturbi depressivi inerenti l’isolamento sociale. In Italia ad oggi si registrano 71 suicidi e 46 tentativi. Sentirsi isolati e soli è un processo che può derivare da diversi fattori, principalmente da un senso materiale di “perdita”, lavoro, persone, abitudini, e questo è il sintomo scatenante dell’isolamento, ed è qui che occorre porre attenzione ed empatia sociale.

Fattori esterni e depressione: il punto di vista di Annelore Homberg

Annelore Homberg, psichiatra e psicoterapeuta , descrive l’importanza, spesso non presa in considerazione, dei fattori esterni legati alla depressione sociale, affiancando a ciò che viene definito come patologia, tutto quello che deriva da ciò che ci circonda e da come viene percepito.

Sentirsi fuori luogo, isolato, avere la sensazione di non appartenere a nulla, ci allontana dalla percezione di appartenenza , sia essa familiare, amicale o territoriale. Il senso di vuoto, a quel punto diventa incolmabile e si tende ad incupirsi e a diventare eremiti dell’anima. Quando ci si sente invisibili, non appartenenti a nulla di rilevante per nessuno, diventa presenza, quasi tangibile, l’isolamento sociale.

Goethe ci dice – “parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte”- . L’ascolto, diventa, quindi la fiaccola vincente per diminuire ciò che sta diventando la piaga sociale del ventesimo secolo, “la solitudine sociale”. Sembra errato, in realtà, enunciare una piaga con un contrasto linguistico, ma è quello che lo rende reale.

Sentirsi soli e silenti in una società tecnologicamente avanzata, che ha rotto spazi e tempo è davvero devastante.

Una società disumanizzata: adulti, anziani, giovani

I social media, la tecnologia invasiva, hanno reso il senso umano inutilizzato.

Gli adulti hanno messo in cantina ciò che gli è stato insegnato, gli anziani si sentono alieni in un mondo che diventa sempre più robotico, ed i giovani non hanno alcun calore se non quello digitale. Il nostro compito dovrebbe essere quello di portare in più ampi contesti possibili, quali scuole, associazioni, club, bar, e perché no, stadi, l’ascolto.

Un ascolto che sia capace di de frammentare gli aculei emotivi digitali e riconciliare il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito in modo antico.

Portare l’ascolto come materia, creare non centri, inutilizzati, ma circoli mobili che tendano la mano e che siano capaci di riconoscere il silenzio, il dolore invisibile e la solitudine sociale di un territorio.

Cominciamo a sentire che quel raggio di sole scalda e che anche il ragazzo seduto con la testa china su di uno schermo, ha diritto di sentirne l’emozione. Non ignoriamoli, non chiniamo la testa, ma porgiamo la mano e ridiamogli l’appartenenza.