Ivana Madonna: Salute mentale nelle emergenze umanitarie
di Ivana Madonna
La salute mentale come diritto universale
“Salute mentale nelle emergenze umanitarie: garantire l’accesso ai servizi per tutti” è il tema scelto per il 2025 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in
occasione della Giornata mondiale della salute mentale, istituita nel 1992 e celebrata lo scorso 10 ottobre.
Il tema ci invita a riflettere sul valore della mente umana nei momenti di maggiore vulnerabilità.
Viviamo un’epoca segnata da crisi globali: guerre, migrazioni forzate, disastri ambientali, precarietà economiche.
A queste si sommano nuove forme di disagio nate dalla solitudine, dall’iperconnessione digitale e dalla paura del futuro.
Le emergenze non sono più solo eventi lontani, ma esperienze che attraversano la vita di tutti noi.
In questo scenario, la salute mentale diventa un punto di equilibrio da proteggere, una linea invisibile di resistenza e di speranza.
La guerra e le ferite invisibili
La guerra, in particolare, continua a lasciare ferite profonde, anche in chi sopravvive.
Negli ultimi mesi, le immagini di soldati israeliani che cercano serenità lontano dai luoghi di conflitto hanno colpito il mondo intero.
Forse perché ci obbligano a guardare la guerra con altri occhi: non attraverso le strategie o le ideologie, ma attraverso la fragilità umana di chi, dopo aver
combattuto, cerca di ritrovare se stesso.
Vedere uomini e donne in armi che si rifugiano nel silenzio, nella natura o nella meditazione per ritrovare pace interiore, ha generato stupore e smarrimento.
Eppure, quel gesto parla un linguaggio universale: quando la mente è ferita, cerca pace.
Anche chi ha obbedito, anche chi ha visto troppo, sente il bisogno di respirare, di dormire, di tornare a sentire la vita senza paura.
Lo sconcerto nasce forse dal fatto che riconoscere la sofferenza di chi combatte significa superare i confini del “nemico”, infrangere le semplificazioni.
Ci ricorda che dietro ogni guerra ci sono persone, e che la salute mentale non ha bandiere.
La loro ricerca di serenità ci interroga perché ci mostra, in modo diretto e sincero, che la pace interiore è un diritto universale, e che nessuna vittoria esteriore
può compensare la perdita di equilibrio, di fiducia, di umanità.
La fragilità come responsabilità condivisa
Accanto a loro ci sono i bambini, vittime innocenti di ogni conflitto.
La loro fragilità è quella che più ci disarma. Per un bambino, la guerra significa paura, perdita, silenzio.
Significa smettere di giocare, non poter dormire tranquillo, perdere la voce dell’infanzia.
In ogni guerra, i bambini portano in sé un dolore che il mondo tende a dimenticare: un dolore fatto di domande senza risposte, di spazi vuoti, di adulti assenti o
impauriti. La tutela della salute mentale dei bambini è una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Perché in ogni mente ferita da piccola, c’è il rischio di un
futuro che cresce nella paura invece che nella fiducia.
Ma la fragilità non vive solo nei luoghi di guerra. Molte persone, anche lontano dai conflitti, sperimentano ansia, solitudine, stanchezza profonda.
Dopo la pandemia, la ricerca di equilibrio è diventata per molti una necessità quotidiana. Viviamo in un mondo iperconnesso ma spesso privo di ascolto reale.
E la mente, quando non è accolta, si chiude.
Garantire accesso ai servizi di salute mentale significa creare società più giuste e solidali, dove nessuno debba vergognarsi della propria fragilità.
Significa sostenere le reti di ascolto, formare operatori e insegnanti, aprire spazi di dialogo nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle comunità.
Ma significa anche promuovere una cultura dell’empatia: riconoscere che ogni persona ha diritto a essere ascoltata e accompagnata.
Oggi, più che mai, ricordiamo che non c’è salute senza salute mentale,che chiedere aiuto è un atto di coraggio,
e che la pace esteriore nasce solo da una pace interiore ritrovata. Promuovere la salute mentale non è solo curare, ma ricostruire legami.
È trasformare la paura in dialogo, la solitudine in solidarietà, il trauma in possibilità di rinascita.
È un impegno che ci riguarda tutti: come cittadini, come educatori, come esseri umani.
In un mondo attraversato da dolore e disorientamento, prendersi cura della mente è un atto di pace, un gesto di civiltà e di amore.
Perché la salute mentale non è solo la condizione per vivere, ma la condizione per vivere insieme, con dignità, compassione e speranza.
Ivana Madonna
Laureata in Sociologia -perfezionamento in scienze della comunicazione – perfezionamento in Antropologia culturale – (studi effettuati alla Sapienza di Roma) –
Master in Comunicazione e Marketing alla Luiss di Roma
Ha svolto un Indagine socio- antropologica all’Istituto San Gallicano di Roma – un’indagine pionieristica che fa parte del Repertorio bibliografico delle pubblicazioni scientifiche sui mi problemi di salute- cultura e migrazione – concernenti i nuovi immigrati nel territorio italiano.
Ha gestito contenuti per il sito del governo italiano relativi a politiche sociali, istruzione e famiglia e numerosi dossier sull’Anno Europeo contro la povertà, sulle risorse per le non autosufficienze.
