Sociologi per il sociale
L’atteggiamento nei confronti della conoscenza
Nei confronti della conoscenza occorre assumere e conservare un atteggiamento quanto più possibile equilibrato: essa non esaurisce la totalità dell’uomo il quale, da essa, neppure può prescindere. Qui, ovviamente per “conoscenza”, elettivamente ci riferiamo a quella dell’uomo come “Essere Sociale” della quale, la sociologia ne rappresenta, o ne dovrebbe rappresentare, l’aspetto più significativo e cospicuo.
La concezione di società dagli antichi ai giorni nostri
Ora, l’arcinota definizione su riportata risale, com’è risaputo, ad Aristotele il quale, al pari di tutti gli antichi greci, aveva della società una concezione ben diversa da quella odierna. Essa escludeva o tendeva ad escludere, ad esempio, la storia cui egli assegnava un valore cognitivo inferiore persino alla poesia. Oggi un’evoluzione epistemica millenaria ci permette di ridefinire, MaxWeberianamente (che piuttosto si riferiva al metodo di un tipo di scienze) l’essere umano come “Essere Storico-Sociale o Socio-Storico”, formula questa che ci permette, da un lato, di correggere una qual certa staticità insita nell’idea astorica di “società” nonché di correggere quell’originario peccato “naturalistico” che, al sapere sociologico, è stato sin dalle origini rimproverato.
Correzioni epistemiche e contributi delle scienze naturali
A correzione di questo errore, peraltro, contribuiscono oggi anche la stessa storicizzazione della natura come l’”Evoluzionismo Biologico” e la stessa “Storia Naturale” stanno ampiamente a mostrare – anche se, ancora, per quel che concerne ad esempio l’Antropologia Sociale, in “Elogio dell’Antropologia”, il grande Claude Levy-Strauss auspicava la fuoriuscita di tale scienza “dal purgatorio delle scienze sociali ed il loro ingresso nel paradiso delle scienze naturali.”
Sintesi teoriche nella sociologia
Vale anche e solo la pena ricordare come, altrimenti, Gyorgy Lukacs, il massimo teorico marxista del secolo scorso, abbia tentato di proporre, nella sua ultima inconclusa opera sull’”Ontologia dell’Essere Sociale” un’ardita sintesi tra la sociologia d’ispirazione marxiana e l’ontologia stratificata di Nicolai Hartmann, giungendo a proporre una proficua sintesi pratico-teorica tra “storicizzazione” della materia come necessaria controparte di una compiuta “materializzazione” della storia.
Conflitti e crisi nella società contemporanea
Come ben si vede, vi sono situazioni nelle quali filosofi e sociologi simpatizzano o antipatizzano (come nel caso di Martin Heidegger che parlava di T. W. Adorno, suo feroce critico, sprezzantemente come “quel sociologo là” laddove un altro sociologo, traducendo in linguaggio sociologico il suo oscuro fraseggiare – ad es. l”Erranza” – portava alla luce l’antisemitismo in esso oscuramente implicito). “Sociologi per il Sociale”, dunque – ma cosa tale formula, agli occhi di qualcuno alquanto criptica, intende concretamente dire? Iniziamo da una semplice constatazione vale a dire da qualcosa che agevolmente possiamo verificare visivamente: quella che denominiamo “società”, pur nella genericità del nome e della cosa, appare oggi entità affetta da grave crisi (e parliamo beninteso di “società” e non di “comunità” nel ben noto senso che Tonnies ha dato ai due termini ed alla loro distinzione).
Comunicazione e società virtuale
“Crisi della Società” in pratica significa, solo magari osservando e non interpretando: continua emergenza di conflittualità, dis-aggregazione ed isolamento crescente (cosa ben diversa dal semplice individualismo) e, il tutto, sullo sfondo di una vera e propria ipertrofia comunicativa. Ben inteso, qui il termine “comunicazione” va depurato da ogni possibile implicito riferimento emotivo, partecipativo e, appunto, “comunitario”: piuttosto che creatrice di una “società globale” o “villaggio globale” secondo le ottimistiche previsioni di Marshall McLuhan – qui comunicazione totale o totalitaria è piuttosto causa ed esiziale prodotto di una società “virtuale”, che è quanto dire falsa o solo apparentemente reale corrispondente ad una “non società reale”. Detto altrimenti ed in modo più netto e più chiaro: una “Comunicazione Massima” cui paradossalmente corrisponde una “Società Minima”.
Il ruolo della sociologia nella ricostruzione sociale
Segnalato tale stato di crisi (prescindendo ovviamente da altre di altro tipo), indicazione invero troppo succinta di cose meritevoli di ben altri approfondimenti; a tal punto ci chiediamo: il sociologo e la sociologia possono fornire un qualche contributo alla ri-costruzione della socialità ovvero di un tessuto sociale sempre più lacerato e carente? Invero, la sociologia innanzitutto si propone come “scienza della società”: essa potrebbe più analiticamente ridefinirsi “Autocoscienza Mediata (dal sapere, appunto) della società” in alternativa a quella coscienza “Immediata” (a prescindere s’essa sia vera o falsa coscienza) in virtù della quale, ogni società, magari confusamente, si dà “come Dato a se stessa”.
Provvisorietà e storicità nel sapere sociologico
“Scienza” poi, che è quanto dire “sapere attendibile” (verificabile e/o falsificabile) ma pur sempre strutturalmente incerto (non dogmatico) e mai definitivo: “Provvisorietà” che contribuisce, nell’ambito della conoscenza, a recuperare quella “storicità” già evocata per la società come tale.
La necessità di una terza via nella sociologia
E però mai come oggi (e la questione è qui soltanto grossolanamente abbozzata), per orientare la teoria nella direzione di una prassi fruttifera, occorre individuare e circoscrivere, per il sapere sociologico, una “terza via” alternativa tanto ad un “Concettualismo Astratto-Valoriale” divorante il numero ed il fatto nella nebulosità di idee-valori sterilmente operativi (altrimenti detto: di interpretazioni ignare del fatto d’essere tali) evitando ugualmente però (come oggi pare accadere reattivamente sempre più spesso) un ugualmente sterile appiattimento sul fatto e sulla cifra evocante uno pseudo-rigore che ambisce a conciliare empirismo radicale e matematismo radicale (la “Quantofrenia” di Sorokin – altrimenti detto: fatti ignari di essere interpretazioni come tali).
Relazione e ingegneria sociale
Certo, l’idea conduttrice fondamentale resta quella di “Relazione” (nello specifico: intersoggettiva) quale criterio direttivo per ogni approccio teoreticamente fruttuoso: “Relazione” e “Relazionismo” operanti, a detta del fisico Carlo Rovelli, sin nel cuore della fisica più avanzata nella quale, la Relazione, non è solo qualcosa “tra” cose bensì anche “creatrice di cose”. Fuori da ogni pur legittima astrazione, il contributo del sapere sociologico alla auspicabile ricostruzione della società e della socialità può ottenersi nell’inevitabile sbocco di esso in una prassi diretta ed orientata dalla teoria che non esiterei a denominare “Ingegneria Sociale” ossia, prassi sociale diretta ed orientata dalla teoria sociale – spogliando, tale termine, da ogni pregiudizievole negatività legata all’idea di “Manipolazione” come controllo occulto e limitazione della libertà (ma, ad esempio, come ben sanno i suoi operatori, ogni comunicazione è inevitabilmente manipolazione).
Il ruolo etico del sociologo
Il sociologo non è in prima istanza un politico e neppure deve esserlo in quanto tale: questo non lo si ripeterà mai abbastanza……pure, la purezza dei fini, la rettitudine etica, la trasparenza, la vigilanza e quant’altro: tutto dovrebbe costituire quel valido “controllo sul controllo” da noi tutti auspicato.
Nei confronti della conoscenza occorre assumere e conservare un atteggiamento quanto più possibile equilibrato
