Feste, identità e territori: il lavoro di Pasquale Martucci sulle culture immateriali cilentane
Il nuovo saggio del sociologo campano affronta le espressioni rituali del Cilento come traccia viva di appartenenza e memoria collettiva
È uscito lo scorso 16 marzo Culture immateriali. Lo studio delle espressioni festive nel territorio del Cilento, Alburni e Vallo di Diano, il più recente lavoro di Pasquale Martucci, sociologo e ricercatore da oltre trent’anni impegnato nell’analisi delle dinamiche culturali del Sud Italia. Il libro è stato presentato lo scorso 10 maggio nel corso di un incontro online, moderato da Ezio Martuscelli, con interventi di studiose e studiosi del panorama culturale e antropologico locale.
L’opera raccoglie e analizza trentacinque feste popolari dell’area cilentana, ponendo attenzione non solo agli aspetti rituali, ma anche ai significati condivisi che queste celebrazioni continuano a custodire. Le feste, osservate sul campo e lette alla luce di un impianto teorico solido, diventano strumenti per comprendere l’evoluzione della vita comunitaria, il rapporto con il paesaggio e le trasformazioni sociali in corso.
Martucci non si limita a descrivere. Il suo approccio, di tipo qualitativo, integra osservazioni dirette, documentazione locale, materiali audiovisivi e contenuti digitali provenienti dai social media. È in questo intreccio di fonti che prende forma una narrazione capace di restituire la vitalità delle pratiche culturali, collocandole nel tempo presente.
Il riferimento alla Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale non è solo un richiamo formale: serve a dare riconoscimento a tutto ciò che, pur non essendo oggetto, custodisce un sapere, un linguaggio, una visione del mondo. Riti, processioni, canti, preparativi, simboli: tutto concorre a delineare una dimensione culturale fatta di relazioni, appartenenze, memoria.
Un aspetto interessante del lavoro riguarda il confronto implicito tra lo sguardo del residente e quello del visitatore. Il turista, spesso, partecipa alla festa come momento di svago. Per chi invece è cresciuto dentro quel contesto, la celebrazione porta con sé un richiamo più profondo: legami familiari, gesti tramandati, parole pronunciate sempre nello stesso modo, negli stessi luoghi. Ed è in questa distanza che si misura la fragilità di un’eredità che rischia di affievolirsi, se non viene riconosciuta e custodita anche da chi oggi vive quel territorio.
Pasquale Martucci, autore di numerosi studi su identità, religiosità popolare e comunità locali, torna con questo libro a una delle sue linee di ricerca più solide: quella che vede nelle manifestazioni culturali un prisma per leggere la società, le sue tensioni, i suoi cambiamenti. Lontano da approcci nostalgici o celebrativi, Culture immateriali propone uno sguardo attento e necessario su ciò che resta vivo, e che spesso non viene visto.
L’incontro del 10 maggio ha rappresentato un momento di confronto tra studio, esperienza e pratica culturale. Tra gli interventi, quelli di Antonella Casaburi, Giusi Del Giudice, Antonio Di Rienzo, Rita Gravina e Sergio Mantile hanno arricchito la discussione, toccando temi che vanno oltre il caso cilentano e parlano a tutte le aree interne, a rischio di spopolamento e oblio, ma ancora capaci di raccontarsi con forza.
Il libro, pubblicato nel 2025, è disponibile per chiunque voglia approfondire il legame tra cultura popolare e territorio. Un’occasione per riscoprire la festa non come evento, ma come processo: fatto di gesti, di parole, di significati che continuano a circolare, seppur silenziosamente, dentro le comunità.
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