Medici, no controllori sociali. Facciamo chiarezza sul ruolo dello psichiatra
Di Annamaria Medugno
Molte persone ignorano cosa sia il mestiere di psichiatra.
C’è chi dimentica che siamo medici e ci confonde con controllori sociali, e così alcuni sperano che facciamo gli spazzini di tutto ciò che non aggrada alla società (e questi sono i ‘cattivi’) e altri pensano che andiamo a coercire le persone che non si adattano alla società (i romantici, quelli che così si sentono ‘buoni’).
Non siamo e non vorremmo essere né gli uni né gli altri.
Purtroppo, non avendo la psichiatria esami strumentali per ‘di-mostrare’ la ‘veridicità’ di un disturbo psichiatrico, l’unica è affidarsi alle conoscenze e all’esperienza clinica.
Su questa mancanza di strumenti ‘oggettivi’, molte persone cercano dei vantaggi per presunte patologie psichiatriche di cui sarebbero affette, per esempio ai fini di un riconoscimento di invalidità (l’avvocato ha detto che dovete scrivere così…) o per ottenere degli sconti di pena o per ottenere delle misure alternative alla detenzione (l’avvocato ha detto che…, Mi dovete fare la ricetta così se mi ferma la polizia…).
E se ti sottrai a questi tentativi di manipolazione, spesso vieni minacciato o aggredito. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la cura, con la ‘presa in carico’, con il seguimento di coloro che sono realmente sofferenti psichici (che peraltro raramente delinquono e se sono aggressivi è solo conseguenza di deliri e/o allucinazioni o di stati confusionali o di alterazioni dell’umore).
La questione è molto più complessa, l’ho fatta semplice, giusto per avere qualche pensiero in più, prima di identificarsi con i cattivi o con i buoni.
Non servono ai sofferenti psichici né gli uni né gli altri.
