Donna o serpente? I significati nascosti de “La Muta” di Tonia D’Alessandro
Devo essere grato alla signora D’Alessandro.
Generalmente si guarda senza capire oppure si capisce senza guardare.
Grazie a lei posso fare l’una e l’altra cosa insieme, o almeno posso provarci. Cos’altro potrebbe suggerire, ad esempio, la notevole novità volumetrica della sua ultima opera se non anche, un tangibile segno della crescita dell’autostima dell’artista che, con essa, ben si rende visibile attraverso il suo prodotto che, dialetticamente, si mostra attraverso di lei?
“La Muta” è una rappresentazione scultorea grande , voluttuosa ed anche, per certi aspetti, inquietante.
Muta è Muta-mento o Muta-azione : cambiamento in atto – v’è allora da stabilire s’essa è un Diveniente o un Divenuto ; s’essa è l’istantanea di un processo oppure se è la riproduzione visiva e solida di un cambiamento esaurito. Personalmente propendo per quest’ultima ipotesi tralasciando la quasi oziosa questione se si è dinanzi ad una donna che diviene o è divenuta serpente o un serpente che diviene o è divenuto donna…..preferisco quest’ultima come tale definitivamente divenuta : una sorta di “ Sirena Terrestre”.
La voluttuosità della figura si concentra soprattutto nella parte inferiore della scultura o, per meglio dire, intermedia , nella quale spicca un bacino ampio, rotondo, sensuale che inevitabilmente trasmette sensazioni di morbidezza in contrasto con i seni , più duri che solidi e quasi sfidanti la legge di gravità.

Su tutto poi spicca la testa, ben differenziata dal resto, quasi estranea ed autonoma cosa a se dal volto duro e sin troppo rigido e lo sguardo sul quale occorrerà ritornare.
Ora, il serpente è tradizionalmente simbolo metafisico-religioso del male (il serpente biblico : il diavolo stesso) e, più modestamente, simbolo psicoanalitico dell’Eros : significati che possono trapassare l’uno nell’altro ed anche assestarsi in una soluzione intermedia ampliante quanto restringente.
Considerando che l’arte è contemporaneamente azione se vista dall’interno e contemplazione se vista dall’esterno- essa è anche il più formidabile strumento d’autoconoscenza dell’artista perché è il porsi della (sua) anima dinanzi a se stessa . In tal senso qui l’opera vorrebbe voler dire “ Sono una donna concreta che guarda lontano ed ho una volontà di ferro”.
Tralasciamo tuttavia ogni indulgenza nei confronti dello psicologismo o , ancor peggio, dello psicoanalismo.
Quello che è qui più intrigante è soprattutto quel dualismo che ambiguamente significa unità e divisione , uno in due e due in uno.
Qui, metafora pietrificata di donna- serpente e serpente- donna. Ebbene, cos’altro è , il serpente, se non l’animale che non cammina, non nuota, non vola ….ma striscia. Il più terrestre e terreno di tutti. L’essere vivente più aderente alla terra , in basso in contrapposizione all’alto dei cieli : eppure Cristo stesso ci ha raccomandato di essere non solo come colombe bensì anche come serpenti ; di ri-unire terra e cielo.
Tutto questo pare focalizzarsi quasi ipnoticamente nello sguardo della figura, uno sguardo lontano che guarda lontano con gli occhi socchiusi ed inespressivi autoritari, determinati, subdoli e quasi minacciosi che, contrastandola, ancor di più fanno risaltare , incastrati nella durezza di un viso fin troppo regolare, l’ampia e morbida curva del bacino.
A questo punto son tentato di azzardare una sorta di gioco linguistico fondato su una semplice assonanza che nulla ha a che vedere con quelli di ispirazione Wittgensteiana : e se “Muta” non muta-azione significasse, bensì “ Taciturna “?
È sorprendente constatare come, tale divagazione verbale, possa non risultare completamente fuori luogo! Muta è colei che tace esattamente come un serpente che al più sibila : subdolo e silenzioso. Insomma, si rende conto di quanti sensi manifesti e reconditi nella sua opera “serpeggiano”, signora D’Alessandro ?



