Domenico Esposito e l’Ideologia della Qualità della Vita: Napoli come punto di partenza
Intervista sull’attivismo civile, la scienza e la cultura del benessere a Napoli
Domenico, qual è stata la scintilla o l’evento che ti ha spinto a dedicarti attivamente al miglioramento della qualità della vita, in generale e a Napoli?
Ho seguito fin da quando divenni maggiorenne il mio desiderio, che poi è diventata una vera e propria vocazione. La scintilla è forse nata da un’osservazione semplice ma profonda: la distanza crescente tra progresso materiale e benessere reale. Da 30 anni studio e pratico il concetto di qualità della vita qui a Napoli, essa con le sue contraddizioni mi ha offerto il laboratorio perfetto per studiare e proporre un modello alternativo di sviluppo umano. Da qui nel 2008 è nata l’Ideologia della Qualità della Vita (IQDV).
Cosa intendi esattamente per “qualità della vita” nel contesto di una metropoli complessa come Napoli? Quali sono i tuoi indicatori principali?
La qualità della vita l’ho definita nel mio libro IQDV. Ovviamente le mie ricerche vanno avanti. La qualità della vita è una grandezza empirica, misurabile attraverso ambiti, indicatori e parametri dell’IQDV. Ma questa mia ultima creazione, una semplice formula QDV = (SL × K) / R, dove SL rappresenta lo stile di vita, K la resilienza funzionale e R i rischi che compromettono l’equilibrio del benessere, mi sta aprendo un mondo di connessioni concettuali, grazie alle quali sintensifico nuove e importanti relazioni scientifiche. In una città come Napoli, significa integrare ambiente, produttività, salute, cultura, sicurezza, mobilità, istruzione e coesione sociale in un equilibrio dinamico. L’obiettivo è migliorare questi fattori non in modo isolato, ma come sistema interconnesso di equilibri.
Scienza, società e cultura
Il tuo impegno è sia “scientifico”, “sociale” che “culturale”. Come si intersecano e rafforzano reciprocamente questi tre aspetti nel tuo lavoro?
Non esiste sviluppo scientifico, individuale e sociale — e quindi produttivo — senza crescita culturale. Le due dimensioni si sostengono a vicenda: la scienza, la pratica di vita e la cultura generano consapevolezza, la consapevolezza genera responsabilità, e la responsabilità diventa azione sociale — e viceversa—. È questo il percorso che cerco di attivare nei territori con i progetti dell’Accademia: educare alla qualità della vita come valore, come pratica di vita, metodo e come identità collettiva. QDV = (SL × K) / R è la relazione per eccellenza che mette l’individuo di fronte alla sua esistenza di relazione giusta e costruttiva con l’altro e con gli ecosistemi in generale, principio fondamentale del benessere psico-sociale.
Napoli come laboratorio di rinascita
Qual è, a tuo avviso, il luogo o l’iniziativa culturale a Napoli che ha il maggiore potenziale di impatto sociale oggi?
Credo nel Parco Metropolitano delle Colline di Napoli come simbolo di rinascita ambientale e sociale. È un tesoro dimenticato che può diventare un motore di educazione civica, turismo sostenibile e lavoro verde. Lì si può coniugare natura, cultura e impresa sociale, trasformando la rigenerazione ambientale in un atto educativo e produttivo. Ma in generale la mia prospettiva metodologica di sviluppo può essere implementata partendo da qualsiasi punto della città, ho progetti in ogni municipalità.
Quali sono i tre problemi principali che, secondo te, affliggono maggiormente la qualità della vita in generale e dei cittadini napoletani in particolare, in questo momento?
La mancanza di politiche funzionali allo sviluppo dei fondamentali settori produttivi e la pesante burocrazia spesso paralizzante, scoraggiano l’iniziativa privata e la partecipazione; il degrado urbano e sociale riduce il senso di appartenenza, la fiducia e la capacità di fare rete in modo ordinato. Infine, la carenza di educazione civica e fisiologia di benessere non incoraggiano i cittadini a sentirsi protagonisti di un cambiamento autentico e vantaggioso per tutti. Questi rischi non invogliano a intraprendere Stili di vita salutari e a rafforzare il Fattore K.
Quali progetti specifici o campagne hai lanciato o sostenuto con maggiore convinzione negli ultimi anni? E qual è stato il risultato?
Tra i più significativi: il “Premio Resilienza Napoli” nato nel 2022, dedicato a chi testimonia con il proprio esempio la forza civica e solidale. Mi ha permesso di arricchire la mia ricerca scientifica come ideologo della qualità della vita, individuando il fattore K — frutto di uno studio avviato nel 2008 e culminato nell’attuale formula QDV = (SL × K) / R. Con questo premio abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica e valorizzato una caratteristica profonda della napoletanità; il progetto “Scuola e Fisiologia del Benessere – IQDV”, volto a educare i giovani alla conoscenza del territorio e del proprio equilibrio psicofisico. Mi ha consentito di instaurare collaborazioni scientifiche e istituzionali, come quella con lo psichiatra Paolino Cantalupo, con cui abbiamo elaborato una proposta di legge che intendiamo presentare al Ministero dell’Istruzione etc.; le “Riforme Strutturali Paesaggistiche (RSP)”, un modello operativo per la riqualificazione urbana, produttiva ed ecologica. Si tratta di un vero e proprio piano di sviluppo per Napoli e per l’Italia, con applicazioni anche geopolitiche, che mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti e instaurare relazioni proficue con la politica nazionale, in particolare con il Vicepresidente della Camera dei Deputati, On. Sergio Costa. Tutti questi progetti, nati dalla mia Ideologia della Qualità della Vita, frutto di anni di studio e ricerca, hanno generato reti, dialoghi istituzionali e prime applicazioni pratiche, aprendo un dibattito locale e nazionale.
Giovani e impegno civico
Come valuti il coinvolgimento dei giovani nell’attivismo civico a Napoli? È un fattore di speranza o una sfida da superare?
Lo considero un fattore di speranza. I giovani non sono apatici, ma spesso privi di strumenti e di esempi concreti. Le scuole e i programmi ministeriali non sono ancora allineati a questa visione evolutiva della cittadinanza. Ho però notato che molti giovani attivi restano intrappolati in schemi ideologici conflittuali del passato, che considero ormai superati. I nostri programmi didattici, fondati sull’IQDV, mirano a colmare questo vuoto, mostrando che l’impegno civico può diventare una nuova forma di autorealizzazione e di impresa sociale, più adatta al tempo presente — poiché il mio modello trasforma i problemi in soluzioni sistemiche vantaggiose per tutti.
Resilienza napoletana e innovazione
Spesso si parla di “resistenza” o “resilienza” napoletana. Ritieni che questa sia una forza motrice per il cambiamento o, talvolta, un freno all’innovazione?
La resilienza è una grande risorsa se diventa resilienza funzionale, ossia capacità di adattamento e innovazione costruttiva. L’innovazione non deve sostituire la tradizione, che a Napoli è viva e potente, ma dialogare con essa, generando forme di sviluppo che uniscono radici e futuro. Un territorio competitivo, capace di attrarre abitanti e investimenti, deve sapersi innovare offrendo esperienze uniche e servizi di qualità, senza perdere la propria identità. In sintesi, chi sceglie Napoli deve trovare tradizione e modernità: due dimensioni che la popolazione locale deve imparare a integrare come sfida di crescita collettiva. Questo è l’equilibrio più difficile, ma anche il più fecondo: far convivere identità storica e spinta alla modernità, attraverso una rete di conoscenze antiche e nuove al servizio del bene comune.
Qual è il rapporto che intrattieni con le Istituzioni Locali (Comune, Regione)? Si tratta più di scontro, collaborazione o indifferenza reciproca?
Un rapporto deve sicuramente crescere e intensificarsi… il dialogo è costante e costruttivo. Con il Comune di Napoli è in programma un audit nel quale illustrerò un piano di crescita della qualità della vita. Mentre con la Regione mi sono relazionato con l’Assessore all’Agricoltura Nicola Caputo per un Protocollo d’Intesa che ha lo scopo di realizzare l’agricoltura Urbana dell’IQDV, ma è ancora in fase di studio. Non mancano momenti di confronto critico, ma il nostro approccio resta sempre propositivo e cooperativo.
Quali sono gli ostacoli burocratici o politici più frustranti che hai incontrato nel tentativo di implementare le tue iniziative?
Sicuramente la politica che non conosce il territorio e le sue potenzialità, con la pesante burocrazia sono un ostacolo. Senza dubbio la lentezza decisionale e la mancanza di visione integrata. Ogni settore agisce come un’isola, senza una regia comune. La qualità della vita richiede invece una governance interdisciplinare, dove urbanistica, sanità, istruzione, università, ambiente, mondo economico e cultura dialoghino per rilanciare i settori produttivi oggi abbandonati. Solo così possiamo rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della persona umana, attuando pienamente la Costituzione.
Cittadinanza attiva e fiducia
Come si ottiene la partecipazione attiva della cittadinanza in una città dove il senso di disillusione o la sfiducia possono essere elevati?
Con l’esempio e la capacità di programmare lo sviluppo del territorio per rivalutare ogni metro quadro di città, con proposte a misura di persona, di quartiere e di strada. Le persone partecipano quando percepiscono verità, competenza e ascolto reale. La comunicazione empatica, unita alla presenza costante sul territorio, è la chiave per ricostruire fiducia e senso di comunità. Naturalmente, è necessario anche il sostegno delle autorità cittadine: senza un coordinamento istituzionale, la partecipazione rischia di rimanere episodica e frammentata.
Qual è il ruolo del “capitale sociale” a Napoli (le reti di relazioni informali, i quartieri)? È più un aiuto o un ostacolo al cambiamento trasparente e democratico?
Napoli è ricca di capitale sociale, ma spesso disperso e informale. Le relazioni personali possono essere un’enorme risorsa se incanalate in reti trasparenti, cooperative e non clientelari. L’Accademia lavora proprio su questo: istituzionalizzare la QDV = (SL × K) / R, per ridurre i rischi, tra cui superare l’isolamento e la disarticolazione dei sistemi sociali e produttivi.
Le prossime sfide
Quali sono i prossimi obiettivi o le nuove sfide che intendi affrontare con il tuo attivismo a Napoli?
Portare il modello QDV = (SL × K) / R su scala nazionale e internazionale, e consolidare il Piano Pluriennale di Crescita della QDV a Napoli, con progetti pilota nei quartieri nord. Inoltre, estendere il metodo IQDV alle politiche educative e sanitarie, trasformandolo in uno strumento di prevenzione e benessere psico-sociale.
Quale singola iniziativa o cambiamento strutturale ritieni che avrebbe l’impatto più significativo sulla qualità della vita a lungo termine?
La creazione di un Centro Studi per la Qualità della Vita di Napoli, un polo multidisciplinare dedicato a ricerca, formazione, salute e ambiente. Sarebbe il primo in Italia a unire scienze sociali, medicina preventiva, urbanistica e filosofia del benessere. Tutto ciò potrebbe convergere anche in un ASSESSORATO con a capo il Sindaco.
Qual è il rischio maggiore per chi fa attivismo civico a Napoli (ad esempio, l’isolamento, il burnout o l’infiltrazione)?
L’isolamento istituzionale e sociale. Chi propone idee nuove spesso si scontra con interessi consolidati o con l’indifferenza, talvolta pessimistica e vittimistica. Perciò è importante l’incoraggiamento delle autorità lungimiranti che devono affiancare il più possibile. Tuttavia, la rete civica che stiamo costruendo sta riducendo questo rischio, trasformando la solitudine dell’attivista nella forza del movimento della qualità della vita.
Un messaggio di speranza
Quale messaggio di speranza e di azione vorresti lanciare, attraverso il tuo impegno, a chi crede che a Napoli “nulla possa cambiare veramente”?
Nulla cambia da solo, ma tutto può cambiare se cambiamo prospettiva, a partire dal miglioramento dei nostri stili di vita e la nostra capacità di resilienza, in funzione della qualità della vita; in questo modo rafforziamo il benessere e il bene comune e riduciamo i rischi endogeni dell’individuo e quelli esogeni che derivano dall’ecosistema urbano e dalla società, che purtroppo sta in una fase di crisi profonda, post pandemica, attraversata da difficoltà economiche, disuguaglianze, guerre e scarso benessere. La Qualità della Vita è un principio universale e scientifico: quando migliorano gli equilibri individuali, migliora anche la società. Napoli può diventare la capitale mondiale del riscatto umano grazie al contributo analitico che la mia formula QDV = (SL × K) / R è in grado di offrire in qualsiasi campo dal piano dell’Amministrazione Pubblica, al piano legislativo e politico, nonché sociale.
