Il Digital Music Forum,cultura, emozione e ragione
di Sergio Mantile
Digital Music Forum Napoli 2025
In questo tempo in generale, e ancor più in questo periodo pre-elettorale, siamo sommersi da convegni, conferenze, eventi, presentazioni di libri, progetti e spettacoli. Diciamolo: una ritualità più sociale che culturale. Generalmente, un mare di noia e di banalità, per quanto più o meno smagliante di location, più o meno sopportabile (raramente addirittura piacevole) per qualità degli ospiti e più o meno vistoso per rimbalzi multi mediali.
Completamente fuori standard, invece, il “DIGITAL MUSIC FORUM – Musica e social media: come il digitale ridefinisce artisti, pubblico e fanbase”, tenutosi il 21 ottobre 2025 a Napoli, presso il Complesso di San Marcellino, organizzato dall’Osservatorio Giovani, dalla Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana) e dalla Facoltà di Scienze Politiche della Federico II, con la regia del prof. Lello Savonardo. Un evento intellettuale ed emotivo straordinario. Non a caso ne parlo adesso, a quasi un mese di distanza, perché non si può considerarlo un avvenimento di cronaca, da consumarsi in un post quotidiano fra altri post.
Il luogo. Si accede attraverso il portale di una chiesa e poi si prova quella sorpresa che l’architettura spagnola creava con le ampie corti dei palazzi nobiliari che s’aprono ancora all’improvviso sulle strade strette della città. Si entra così in un mondo a parte, un chiostro, che è il risultato stratificato di interventi secolari. Il Complesso dei Santi Marcellino e Festo, infatti, sede del Dipartimento di Scienze Politiche e del Museo di paleontologia di Napoli dell’Università Federico II, ha un nucleo monastico che risale addirittura all’Alto Medioevo. Ma la bellezza coinvolgente, in quel momento, era data da quei portici antichi e dalla contrastante gioventù, che vi fluiva intorno o vi sostava accanto, con i suoi capannelli vivaci. Diversamente, come grande spazio predato dalla rapacità privata, sarebbe diventato una merce ordinaria, per quanto molto elegante; un ambiente scaduto ma ideale per matrimoni pretenziosi.
Il sito era una maestosa chiesa sconsacrata, all’interno del Complesso, che riusciva a trasferire, con i suoi marmi e i suoi dipinti, una certa sacralità alla conoscenza che si celebrava in quel momento. Tant’è che il numeroso pubblico studentesco non era rumoroso come in altre occasioni simili, ma quasi in relativa soggezione.
L’evento si è svolto in due momenti. Prima sono intervenuti alcuni specialisti, su tematiche complementari, e che erano disposti a ventaglio nei confronti della platea. Di tali interventi verranno dati resoconti nella seconda puntata di questo articolo. Dopo la conferenza, lasciato libero il palcoscenico, sono rimaste solo due sedie, l’una accanto all’altra, per due soggetti: il prof. Savonardo e il giovane cantautore Andrea Settembre.
Andrea Settembre e il confronto con gli studenti
Savonardo ha intervistato, da sociologo e musicista, il giovane artista, e Settembre ha risposto con naturalezza, con buone espressioni e senza riflettere sulle risposte da dare. Ha citato la sua infanzia e i suoi genitori; l’importanza della madre, che gli cantava fin da piccolo le canzoni dei Beatles e quelle di Pino Daniele. Un dialogo fluido e sagace, il cui riflesso nei giovani in platea è stato toccante. Sguardi attenti e partecipi, sorrisi, coinvolgimento. Dove si vedono oggi giovani così? Quando, alla fine della intervista, Savonardo ha invitato a porre domande al cantautore, si sono presentati in successione prima un ragazzo, che studia Comunicazione e che gli ha posto una domanda tecnica; poi una ragazza, che gli ha fatto dono di un ritratto fatto da lei e poi ancora un’altra ragazza, che, dopo la sua domanda, ha voluto anche abbracciare il cantante. La scienza e la vita. Lo studio e l’esistenza palpitante.
Dopo aver visto in cento scuole gli sguardi annoiati o assenti di ragazzi apparentemente senza slanci, che non fossero quelli dei pollici sul cellulare; oppure, all’opposto, dopo aver assistito cento volte ai coinvolgimenti epidermici di cori chiassosi, senz’altro senso che l’unisono momentaneo, colpiva assistere a quella condivisione gioiosa. C’era qualcosa di inspiegabilmente e raramente familiare in quella dimensione nella quale pubblico e privato, sociale e individuale coesistevano con tanta divertita armonia.
La logica e il rigore degli interventi iniziali erano parte di quella stessa festa, che il professore Savonardo collegava ad Andrea Settembre, alla sua musica e alla sua biografia, e poi ai ragazzi, studenti e ammiratori del cantautore.
Un’ultima considerazione generale sulla comunicazione che, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, è diventata talmente tanto rilevante da essere stata letteralmente impugnata dall’economia e dalla politica, e persino dalla strategia militare, da aver creato una sorta di finto mondo parallelo, che sovrasta quello reale. Questo può indurre facilmente a pensare che la comunicazione, fondamentalmente, dissoci il reale dalla sua rappresentazione; che sia l’arte e il dominio della finzione. Eppure, c’è un modo di praticare la comunicazione, come riesce efficacemente al prof. Lello Savonardo, che, all’opposto, ricompone la vita e quello che su di essa e con essa si può dire, per studio, per affetto e per arte.
