Riflessione allegorica sul tema dell’identità e dei ruoli sociali
di Ivana Madonna
La scena del Carnevale diventa occasione per interrogarsi sul rapporto tra maschera, autenticità e riconoscimento reciproco.
Il Carnevale delle persone vere Era un’idea veramente originale, e tutti se ne mostrarono entusiasti: sarebbero andati al Gran Ballo di Martedì Grasso mascherati da persone vere.
(1) Sembrò che si conoscessero soltanto allora, tanto si vedevano diversi (finalmente) dagli altri giorni; ed erano contenti.
- Fa bene (dicevano) stare così tutti insieme, una volta tanto, proprio come persone vere.
- Andò alla festa, un bel po’ in ritardo, anche il Poeta. Vederlo e riconoscerlo, però, fu tutt’uno. Infatti non si era mascherato.
Era quello di sempre, quello che chiamavano il Matto, oppure l’Idiota: perché non si sapeva mai che cosa avesse nella testa, tanto vedeva le cose a modo suo, e a modo suo le diceva. Un tipo strano.
Al Gran Ballo di Martedì Grasso calò allora un silenzio di tomba; e tutti quanti si sentirono strisciare un ragno sotto la pelle.
Forse la maschera più difficile da indossare è quella della verità.
Racconto di Gianni Rodari Einaudi, 1962
L’introduzione, la nota comparativa con Ray Bradbury e la frase conclusiva sono di mia elaborazione.
Il richiamo a Bradbury intende evidenziare un’analoga inversione simbolica: in un mondo che ha smarrito l’umanità, la maschera più eccentrica diventa l’essere umano.
Nota 1
Un analogo rovesciamento simbolico compare nel racconto The Masquerade (1950) di Ray Bradbury, dove travestirsi da “esseri umani” assume valenza distopica. Nel presente testo, la medesima figura è sviluppata in chiave allegorico-sociologica, come riflessione sull’autenticità intesa non come condizione naturale, ma come possibile ruolo sociale.
