Satira, desiderio e precarietà: l’intelligenza teatrale di Maria Bolignano
di Sergio Mantile
Ridere della precarietà per raccontarla meglio
Già solo il titolo del lavoro teatrale Le PornoPrecarie (quelle di OnlyFals) ti fa venire da ridere, perché è un piccolo capolavoro di comunicazione, che mette insieme una dimensione espressiva di desiderio fisico, di estetica corporea e di seduzione con una condizione socio-economica per nulla seducente, da esclusi e da perdenti.
Pensando poi a tutta l’orgia di egocentrismo ed autoesaltazione che generalmente si esprime nel sito di OnlyFans, si intuisce il disegno finemente satirico dell’autrice, Maria Bolignano. Su OnlyFans le persone condividono foto e video intimi, atti espliciti o contenuti personali, in cambio di denaro. In altre parole, il portale inglese è riuscito ad innestare sulla cultura e sulla psicologia del narcisismo il meccanismo premiale del denaro, un vero tripudio di mercificazione.
L’obiettivo della seduzione visuale dei propri contenuti attraverso i social, estremamente diffuso oggi, soprattutto tra i giovani, che può trasformarsi in successo commerciale quando si assurge al titolo di “influencer”, trova una variante nell’obiettivo della seduzione visuale della propria intimità su OnlyFans.
L’arte che fa ridere, ma anche pensare
Le Pornoprecarie invertono motivazioni e fini, l’esibizione porno serve ad uscire dalla precarietà. Da questa inversione scaturisce la felice combinazione di osservazione sociale acuta, anche se implicita, e sintesi drammaturgica esilarante. Non c’è la banalizzazione di problematiche gravi e diffuse, e non c’è nemmeno il loro racconto penoso, che finirebbe per essere scontato e ripetitivo.
Ci sono persone di diversa età, anche se tutte oltre la “meglio gioventù”, che concentrano molte dimensioni della precarietà: l’essere donne, l’essere sole, l’essere senza lavoro e con risorse limitate. Lo sbocco che il mercato offre loro è quello di una prassi per loro impensabile in altri momenti, l’esposizione della propria intimità.
Confesso che è questo che mi attrae molto dell’arte, in questo caso di quella drammaturgica: la capacità di raccontare una favola spassosa, esaltandovi dentro – ma implicitamente – una parte, talvolta anche molto spiacevole, del mondo reale. Come non pensare, senza pensarci chiaramente, e solo per fare un esempio, ai giovani cui vengono offerte, in luogo di occupazioni stabili e continuative, attività lavorative temporanee come dog sitter, consegna di cibo in motocicletta, organizzazioni di eventi e via continuando?
Bisognerebbe mettere nei programmi di studi, sicuramente a Sociologia, anche la visione di opere teatrali come Le PornoPrecarie (quelle di OnlyFals).
