L’Umanesimo di Erich Fromm per il Lavoro, l’Ambiente, i Giovani e la Salute
Un’epoca dura.
Negli ultimi decenni siamo progressivamente entrati in un tempo spietato nei confronti della natura e dell’uomo.
L’erosione della democrazia è stata trattata da diversi studiosi in termini di trasformazione delle democrazie occidentali in oligarchie o post-democrazie.
Colin Crouch nel suo classico “Post-democrazia” (2000) sostiene che le democrazie occidentali, pur mantenendo le istituzioni formali, stanno vivendo uno svuotamento della partecipazione popolare e un crescente potere delle élite economiche e politiche. Le elezioni diventano spettacoli mediatici controllati, mentre le decisioni politiche vengono prese in privato da una rete di interessi economici e governi.
Analizzando le tensioni tra capitalismo e democrazia, il sociologo tedesco Wolfgang Streeck afferma che il neoliberismo ha eroso le basi sociali e politiche della democrazia, portando a una crescente disuguaglianza e a una concentrazione del potere economico.
Lo psicologo Robert Jay Lifton,nel suo lavoro sulla “psicologia del totalitarismo” e sulla “formazione dell’identità radicalizzata” offre spunti per comprendere alcune dinamiche autoritarie che possono emergere in contesti di crisi democratica.
Il filosofo giapponese Saito Koei, nel saggio Il Capitale nell’Antropocene, sostiene che il capitalismo, con la sua intrinseca necessità di crescita perpetua, è la causa principale della distruzione ambientale.
Peraltro, mentre le dinamiche economiche della globalizzazione hanno anche internazionalizzato i capitali e le azioni delle mafie planetarie e stanno via via dissolvendo sia le morali religiose che l’etica del lavoro, della giustizia sociale e della stessa vita umana, quelle geopolitiche hanno accumulato tensioni crescenti e molto rischiose tra grandi blocchi di Paesi. La politica, infine, dopo la caduta delle grandi idealità degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, ha praticamente abbandonato, da sinistra (che è più colpevole) a destra, le masse di cittadini, il popolo, a favore delle oligarchie economico-finanziarie
In questa epoca dura, a tratti feroce, e sicuramente piena di incertezze, il pensiero di Erich Fromm sprigiona potenzialmente tutta la propria vitalità, dal centro del pensiero umanistico del XX secolo, alle masse dei cittadini del XXI, depauperate di riferimenti ideali e concettuali. Per la sua originale sintesi teorica, la sua penetrante critica della società moderna e, soprattutto, per la sua fede nel potenziale umano, il suo lavoro rimane una fonte di ispirazione per chi cerca un futuro più umano e dotato di senso.
Cerchiamo di capire concretamente come, partendo proprio dall’umanesimo.
L’Umanesimo integrato di Erich Fromm
Fromm si distingue per la sua capacità di combinare la profondità della psicoanalisi freudiana (sebbene da lui reinterpretata) con la critica sociale e l’attenzione all’alienazione tipica del marxismo umanistico. Questa sintesi gli permette di analizzare le sofferenze psichiche individuali nel contesto delle strutture socio-economiche e culturali, offrendo una visione olistica dell’essere umano. Fromm evidenzia l’alienazione del lavoro, la mercificazione delle relazioni umane e la cultura del consumo nelle dinamiche del capitalismo industriale e post-industriale.
La visione olistica, peraltro, è di molti sociologi contemporanei, non ultimo di Bauman.
Le ricadute individuali dell’alienazione e della mercificazione si esprimono per Fromm in due orientamenti caratteriali fondamentali: produttivo e non produttivo. Questi orientamenti descrivono il modo in cui una persona si relaziona con il mondo, con gli altri e con sé stessa.
Nell’orientamento produttivo,
- l’Amore è visto come la capacità di prendersi cura, rispettare, conoscere e assumersi la responsabilità per un’altra persona (è un’attività, non una passione passiva);
- la Ragione è la capacità di pensare in modo obiettivo e costruttivo, di comprendere la realtà e di agire in base a tale comprensione;
- il Lavoro Creativo è visto come un’attività significativa che permette all’individuo di esprimere le proprie potenzialità e di contribuire al mondo. Non è solo un mezzo per guadagnarsi da vivere;
- l’Indipendenza permette alla persona produttiva di fare affidamento sulle proprie risorse e di prendere decisioni autonome;
- la persona produttiva realizza la propria Integrità, in quanto è onesta, autentica e coerente con i propri valori.
In sintesi, l’orientamento produttivo porta alla crescita personale, alla realizzazione e alla felicità.
Nell’orientamento non produttivo, tra diversi atteggiamenti, Fromm indica in particolare
- quello Recettivo, quando si dipende dagli altri per soddisfare i propri bisogni. In questo caso, prevale la passività, la sottomissione e la paura di essere soli;
- quello dello Sfruttatore,che cerca di ottenere ciò che desidera con la forza, l’astuzia o l’inganno. Si tratta di un soggetto manipolatore, cinico e ostile;
- quello dell’Accumulatore,che cerca sicurezza e stabilità nell’accumulo di beni materiali, denaro e potere. Generalmente, è un soggetto avaro, possessivo e ossessionato dall’ordine;
- quello Mercantile, di chi si vede come una merce da vendere sul mercato. Si tratta di persone superficiali, conformiste e orientate al successo e all’approvazione degli altri.
- Quello del Necrofilo, ossia di un orientamento estremo, caratterizzato dall’attrazione per la morte, la distruzione e la violenza.
È veramente impressionate rilevare quanto le citate categorie, in special modo quelle dell’orientamento non produttivo, siano adeguate a spiegare l’infelicità materiale e spirituale della maggioranza delle persone del presente, per quanto inondate a getto continuo da cascate di sorrisi pubblicitari, e costrette esse stesse all’euforia apparente dei selfie.
Quindi? Un problema e la sua (praticabile) soluzione
Il problema
Bisogna considerare che la maggiore diffusione in Italia delle opere di Fromm si ebbe tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, in un contesto di grande fermento culturale e sociale, caratterizzato da contestazioni giovanili, movimenti femministi e un generale interesse per le tematiche psicologiche e sociali. Le opere di Fromm, che affrontavano temi come la libertà, l’alienazione, l’amore e la società, risuonarono profondamente con quel clima.
E poi, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando, dopo una grande sbornia di socialità collettiva, si verificò il cosiddetto riflusso nel privato, sostenuto per vie diverse da un lato dal terrorismo e dalle mafie e dall’altro dall’individualismo del nascente neoliberismo, coloro che continuarono ad utilizzare studi e concetti frommiani lo fecero più che altro in ambiti ristretti e psicoterapici.
Sicuramente si deve perciò, a maggior ragione, lodare l’iniziativa del Centro Studi Erich Fromm di Napoli, che, al contrario, ha continuato per oltre tre decenni a propugnare e diffondere il suo pensiero, con coraggio, abnegazione e grande qualità delle iniziative promosse, comprese pubblicazioni e giornali, nonché con il valore intellettuale delle eminenti personalità coinvolte. Purtuttavia, in un contesto sociale che, negli stessi anni, come abbiamo detto, era profondamente mutato, rivelando proprio la forte affermazione dell’orientamento non produttivo indicato da Fromm come quello da contrastare.
La (praticabile) soluzione
La grande intuizione e la grande risorsa metodologica di Fromm consistono nell’intreccio indissolubile tra dimensione individuale e dimensione sociale. Per questo, per esempio, non ha riconosciuto nei Paesi del socialismo reale dei luoghi di progresso, ma dei luoghi dove si è prodotta l’infelicità di moltitudini di persone. E per questo non ha individuato nelle democrazie capitalistiche dei luoghi di reale libertà, quanto di forti e dissimulati condizionamenti, che producono alienazione.
Peraltro, con le sue opere ha indicato ampiamente gli obiettivi da perseguire per essere felici – o, almeno, per non essere infelici. Oppure per eludere le paure prodotte incessantemente da un aspirante dittatore.
Ma, come molti grandi teorici, Fromm ha offerto dei frame generali per l’azione, dei quadri concettuali utilizzabili, con gli obiettivi da perseguire tendenzialmente.
All’interno di quegli straordinari quadri concettuali, delle direttrici di senso da lui indicate e argomentate, occorre però che gli uomini, i singoli ricercatori e le specifiche organizzazioni sociali e culturali, dati i contesti epocali, politico-economici, culturali, sociali e tecnologici dell’azione, inventino e sperimentino concretamente le modalità operative per realizzare “a terra” gli obiettivi di benessere sociale.
Il nostro programma dev’essere appunto questo: creare e sperimentare modalità operative di ricerca e azione sociale, all’interno dell’ampio contesto teorico fornitoci da Fromm.
Propongo, a titolo esemplare, quattro temi: il Lavoro, l’Ambiente, i Giovani e la Salute, correlando la prospettiva di Fromm riguardo a ognuno di essi, e i possibili indirizzi di ricerca.
Lavoro:
- Prospettiva di Fromm:
Un lavoro che permetta l’espressione delle capacità umane, la creatività e la collaborazione, anziché essere alienante e puramente strumentale.
- Indirizzi di Ricerca:
- Studi sull’impatto della digitalizzazione e dell’automazione sul significato e sulla qualità del lavoro, analizzando come preservare o promuovere un lavoro umanizzante.
- Ricerca su modelli organizzativi alternativi che favoriscano la partecipazione dei lavoratori, la democrazia sul luogo di lavoro e la valorizzazione delle competenze individuali.
- Analisi delle politiche di welfare e di reddito di base in relazione alla dignità del lavoro e alla possibilità di perseguire attività significative al di fuori del lavoro tradizionale.
- Riferimenti: La società sana, Avere o Essere? (1976).
Ambiente:
- Prospettiva di Fromm:
- La necessità di superare un approccio puramente utilitaristico e distruttivo verso la natura, sviluppando un rapporto di rispetto e interdipendenza. Fromm critica l’orientamento “necrofilo” che porta alla distruzione.
- Indirizzi di Ricerca:
- Studi sull’impatto psicologico e sociale della crisi ambientale, analizzando le dinamiche di negazione, ansia e mobilitazione.
- Ricerca su modelli di sviluppo sostenibile che integrino la dimensione umana, i valori etici e la responsabilità intergenerazionale.
- Analisi delle rappresentazioni sociali della natura e di come influenzano i comportamenti ambientali.
- Riferimenti: Anatomia della distruttività umana (1973), Avere o Essere?
Giovani:
- Prospettiva di Fromm:
Preoccupazione per l’alienazione dei giovani in una società orientata al consumo e alla performance, con difficoltà a trovare un senso di identità autentico e a sviluppare relazioni significative.
- Indirizzi di Ricerca:
- Studi sulle sfide identitarie e sulla ricerca di senso nei giovani contemporanei, in relazione all’influenza dei social media, delle pressioni economiche e delle incertezze sul futuro.
- Ricerca su programmi educativi e iniziative sociali che promuovano lo sviluppo di competenze sociali ed emotive, il pensiero critico e l’impegno civico.
- Analisi delle forme di partecipazione giovanile e del loro ruolo nel cambiamento sociale.
- Riferimenti: La crisi della psicoanalisi (1970), articoli e saggi raccolti in varie antologie.
Salute:
- Prospettiva di Fromm:
Una visione olistica della salute che va oltre l’assenza di malattia, includendo il benessere psicologico, sociale ed esistenziale. Critica la medicalizzazione eccessiva e la tendenza a ridurre l’individuo a un insieme di sintomi.
- Indirizzi di Ricerca:
- Studi sull’impatto delle condizioni sociali (disuguaglianze, precarietà, isolamento) sulla salute fisica e mentale.
- Ricerca su approcci integrativi alla cura che tengano conto delle dimensioni psicologiche, sociali e spirituali della persona.
- Analisi delle politiche sanitarie da una prospettiva umanistica, valutando l’accessibilità, l’equità e l’attenzione alla dignità del paziente.
- Riferimenti: La società sana, L’arte di ascoltare (postumo, 1994).
Occorre orientare la ricerca e l’intervento sociali verso un futuro più umano e sostenibile, attraverso la bussola dell’umanesimo di Erich Fromm.
